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San
Vito Martire
Patrono
della Città di Sapri
Invocato
per la tutela e la salvezza di numerosi mali fisici e naturali che possono
abbattersi sulle persone e sulla comunità di Sapri, San Vito Martire
diviene
Patrono della città, secondo la tradizione
popolare, durante una
terribile carestia avvenuta,
presumibilmente,
in un non meglio definito
anno
del 1700.
In
qualche
sfuocato giorno di quell'anno, si racconta che un' imbarcazione
carica
di grano accostò
presso l'arenile del
golfo
di Sapri inviata (a detta del
capitano del mercantile) dal "mercante Vito".
I
sapresi furono sorpresi da tale invio
e domandarono al capitano nella
nave notizie circa
il mercante che rappresentava, con
la sua opera, la salvezza dalla
fame
della popolazione di Sapri.
Grande
fu lo stupore quando il
capitano
mostrò, quale pegno del sicuro pagamento del carico, un anello che era sempre stato
al dito dell'effige lignea del Santo (custodita nella chiesa Madre) e
lo
è tutt'ora.
Da
tale giorno e anche da prima, San Vito Martire
custodisce
la comunità saprese.
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Nel
campanile della chiesa Madre, chiesa nella quale è conservata una reliquia del Santo,
esiste
una piccola campana denominata
"campanella
di San Vito".
Personalmente
ho sentito i suoi rintocchi in almeno tre distinte occasioni quando
l'abitato di Sapri era flagellato da un forte maltempo, preludio di danni e
timore per l'integrità delle persone.
San
Vito è anche accreditato quale protettore,
tra l'altro, contro i tuoni,
i lampi ed il maltempo.
L'attenuarsi
quasi in maniera repentina
di tali inclemenze
sarà
certamente dipeso
dall'evoluzione naturale
delle perturbazioni ma,
comunque, il puntuale abbinamento con i rintocchi della campanella, oltre alle
espressioni di sollievo di mia madre nell'udire il suono della campana, mi
lascia francamente stupito per
la ripetuta casualità, in
tutte e tre le occasioni.
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Giorno
16 giugno 2003 è stata riproposta una riedificazione
del
"pozzo di San Vito" nella piazza Marinella.
Il
pozzo, edificato a cura delle ditte edili sapresi, effettivamente esistente
fino agli anni '40 del secolo scorso, ha una valenza simbolica nella
tradizione che narra di un miracolo compiuto dal Santo Patrono nel rendere
nuovamente potabile l'acqua inquinata, dolosamente, da veleno.
Sul
pozzo e sull'adiacente discutibile sedile, sono state collocate delle
ceramiche dell'artista Gennaro Ricco di Sapri che ritraggono i miracoli
compiuti dal Santo.
Un
luogo da visitare certamente che possiede una particolarità: la casa
attigua sembra sia stata abitata
dal
Beato Domenico Lentini di Lauria quando si recava in Sapri per dire messa.
E
proprio in quella casa sembra sia avvenuta una sua apparizione tesa a guarire
da una nefasta malattia una giovane ragazza.
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