E' terminata l'esperienza terrena del sacerdote e parroco emerito della
parrocchia dell'Immacolata, Giovanni Iantorno.

Don Giovannino, come la gente di Sapri amava
chiamarlo, ha segnato una delle pagine più tese della recente storia
saprese, divenendo letteralmente
" l'uomo chiave "
che ha "aperto", (con il contributo di
quasi la totalità della popolazione di Sapri e dei paesi limitrofi) il
lontano I°settembre 1979,
l'ossidata serratura che tratteneva la fruizione
dell'ospedale di Sapri.
Poi don Giovannino ha lasciato la sua parrocchia
che, forse per cautela, fu immediatamente frazionata in due distinte
entità; adottando il silenzio e l'obbedienza che appartenevano alle
sue molteplici ed invidiabili qualità umane e spirituali.
Il suo silenzio ancora oggi ci giunge come un
formidabile boato!
Don Giovannino non appare diverso dai missionari
cattolici che nei Paesi del terzo mondo, rischiando la loro vita ovvero
consapevolmente donandola, si battono strenuamente per la creazione di
ospedali, scuole, chiese o quanto altro occorre per il
lenimento del corpo e dell'anima delle persone.
Uomini che assumono coraggiosamente su di essi la responsabilità
di attenuare, senza violenza, la volontà di altri uomini che sono sordi
ai disagi ed alle sofferenze, rischiando gratuitamente, esponendosi alle
ritorsioni ed alle persecuzioni.
Ho conosciuto don Giovannino a Rossano Calabro,
quando io ragazzino, con un nutrito gruppo di sapresi, accompagnai
l'allora parroco don Antonio Cantisani, nominato vescovo, al rito
dell'insediamento.
Ricordo che mi abbracciò dichiarando che,
simbolicamente, con tale abbraccio voleva salutare tutti i suoi nuovi
parrocchiani.
Ora che fisicamente non è più con noi, egli vive
nella stima e nel ricordo di coloro che, come me, hanno avuto l'onore di
averlo apprezzato come esemplare Maestro.