L'arbusto AGNOCASTO  

(VITEX AGNUS CASTUS), 

conosciuto in Sapri con il

nome di TRAMMALICE, è ancora presente in molti luoghi dell'abitato, dove,

durante il periodo estivo, delizia lo sguardo con i suoi fiori viola-azzurro che in

modo discreto colorano il paesaggio saprese.

 

Questa pianta arbustiva, appartenente alla famiglia verbenaceae, alla quale fin dai tempi dell'antica Grecia erano attribuite spiccate proprietà antiafrodisiache, tanto da essere utilizzata a salvaguardia della castità delle sacerdotesse, è largamente diffusa in Sapri.

 

Prospera soprattutto lungo il torrente Brizzi e affluenti.

 

E' presente pure lungo la costa marina.

Questo bellissimo arbusto - d'interesse anche ornamentale - dai fragranti fiori spigati, azzurro-violetti, molto considerato in fitoterapia (esistono dei farmaci in commercio capaci di combattere i disturbi della menopausa) per le sue acclarate qualità estrogeniche e non solo.

 

Fino agli anni sessanta, ha avuto in queste contrade, un ruolo meno nobile, costituendo però, una vera risorsa per la povera economia dell'epoca.

 

Infatti, i giovani polloni emessi da questa pianta opportunamente recisa, venivano utilizzati per la costruzione di "cuofani" (sorta di grosso canestro), recipienti utilizzati perlopiù, dalle "terzaiole" (raccoglitrici d'olive che venivano

 

compensate ricevendo una terza parte 

dell'olio prodotto) per la raccolta delle

 olive che si raccattavano per terra (non 

era diffuso l'utilizzo delle reti) non  

essendo possibile la raccolta direttamente 

sull'albero (brucatura) né allora né mai, 

dominando in questi areali olivicoli, 

la gigantesca specie "Pisciottana"

.

Sempre con i polloni di un anno erano 

costruiti vari tipi di graticci tra cui quelli 

per seccare i fichi.

 

Essendo poi le foglie di questa pianta molto aromatiche capitò a chi scrive notare,

 presso l'abbeveratoio comunale, come le lattaie - provenienti dalle colline circostanti - le 

utilizzassero, unitamente all'acqua, per 

detergere e deodorare i recipienti, al rientro, 

dopo la distribuzione del latte 

che avveniva a domicilio.

 

Oggi non esiste più l'abbeveratoio

 né le "lattare", peccato!

Naturalmente lo stesso arbusto era utilizzato per accendere il fuoco (la parte aerea) e come buona legna da ardere (il  fusto)..

                                                                                        R. G.