Gaetano, nella sua percezione infantile degli avvenimenti, vive tale
esperienza divertendosi.
Non capita tutti i giorni di viaggiare sostenuti
dal vento.
Il vortice cessa all'improvviso e l'imbarcazione,
come lasciata cadere da una mano enorme,
si poggia sul mare nei pressi dell'
Acquamedia, dove oggi sorge il porto.
"Da che altezza?" Chiedo al sig. Gaetano.
Mi risponde di non ricordare, ricorda solo il
contraccolpo sull'acqua, molto forte.
Neanche il tempo per ringraziare San Vito per
lo scampato pericolo, che un'altra tromba
marina, forse la stessa di prima,
solleva nuovamente l'imbarcazione
e la trasposta verso terra.
-E' la fine- avrà pensato zi' Fonzo,
pochi secondi ancora e padre e figlio
vengono proiettati, con tutta
l'imbarcazione, sulla spiaggia,
all'altezza dell'attuale molo di
proprietà della famiglia Mandola.
La seconda caduta, dopo un volo di altri 500 metri, viene attutita da
una selva di Trammalici: illesi!
Cosa ricorda ancora? Chiedo al sig. Gaetano.
"Ricordo che quando raccontammo la
storia che ci era capitata, furono suonate
le campane della chiesa dell'Immacolata
in segno di gioia e ringraziamento per
lo scampato pericolo."
Per Sapri è stato un evento unico: difatti
non mi risulta che altri hanno coperto in mare, così rapidamente, anche
distanze inferiori, approfittando della
sola forza del vento, specialmente non possedendo
vele!!!
"La storia ve la dovrebbe raccontare mio
padre!" Mi dice il sig. Gaetano.
Zi' Fonzo u marinaro un giorno di molti anni
fa ha subito l'abbraccio letale del mare,
il mare che era la sua vita.
A lui e alla persona che con lui quel giorno perse la vita, dedico questa
pagina
di storia saprese.