Per la verità, quando mi è stato

raccontato questo episodio, ho acconsentito a ritenerlo veritiero solo per rispetto della persona che lo narrava!  

 

Trattandosi di un episodio accaduto

in mare mi è sembrato molto attinente

alle classiche esagerazioni dei pescatori.

 

Poi mi sono recato dalla persona che ha vissuto quanto più avanti andrò a riassumere, e vi assicuro che molte sono le emozioni passate sul viso del sig. Gaetano Cosenza nel raccontare quanto accaduto, a lui ed al padre Alfonso, zi' Fonzo u marinaro per i

sapresi, in una giornata autunnale dell'anno 1925 circa.

 

Era in corso la costruzione del ponte sul torrente Brizzi, una piena eccezionale aveva divelto le impalcature in legno e le aveva proiettate in mare, con violenza,

 fino allo scoglio dello Scialandro.

 

Per recuperare alcuni di questi legni,

zi' Fonzo ed il figlio Gaetano, di circa 10 anni, su di una imbarcazione di poco più di cinque metri, a remi, si recano fino allo scoglio dello Scialandro.

 

Prima di poter issare a bordo i legni,

improvvisamente, un vento fortissimo

scuote l'imbarcazione, il mare s'increspa, zi' Fonzo percepisce

immediatamente il pericolo!

 

Una tromba marina formatasi in un attimo sta per investire l'imbarcazione!

 

Zi' Fonzo lega rapidamente il figlio

al "vango", che unisce di traverso le murate dell'imbarcazione, ed afferrati i remi cerca di sottrarsi alla furia del vento.

 

Neanche il tempo di muoversi e

 l'imbarcazione viene investita dal turbine.

 

Una sensazione di vuoto e poi un volo.

 

Un volo irreale con zi' Fonzo irrigidito nel tentativo di equilibrare l'imbarcazione, con i remi utilizzati come delle ali.

 

In pochi secondi vengono percorsi

 circa 600 metri.

 

Gaetano, nella sua percezione infantile degli avvenimenti, vive tale esperienza divertendosi.

 

Non capita tutti i giorni di viaggiare sostenuti dal vento.

 

Il vortice cessa all'improvviso e l'imbarcazione, come lasciata cadere da una mano enorme, si poggia sul mare nei pressi dell' Acquamedia, dove oggi sorge il porto.

 

"Da che altezza?" Chiedo al sig. Gaetano.

 

Mi risponde di non ricordare, ricorda solo il contraccolpo sull'acqua, molto forte.

 

Neanche il tempo per ringraziare San Vito per lo scampato pericolo, che un'altra tromba marina, forse la stessa di prima,

solleva nuovamente l'imbarcazione

e la trasposta verso terra.

 

-E' la fine-  avrà pensato zi' Fonzo,

pochi secondi ancora e padre e figlio

vengono proiettati, con tutta

l'imbarcazione, sulla spiaggia,

all'altezza dell'attuale molo di

proprietà della famiglia Mandola.

 

La seconda caduta, dopo un volo di altri 500 metri, viene attutita da

una selva di Trammalici: illesi!

 

Cosa ricorda ancora? Chiedo al sig. Gaetano.

 

"Ricordo che quando raccontammo la storia che ci era capitata, furono suonate le campane della chiesa dell'Immacolata in segno di gioia e ringraziamento per lo scampato pericolo."

 

Per Sapri è stato un evento unico: difatti non mi risulta che altri hanno coperto in mare, così rapidamente, anche distanze inferiori,  approfittando della sola forza del vento, specialmente non possedendo

  vele!!!

 

"La storia ve la dovrebbe raccontare mio padre!"   Mi dice il sig. Gaetano.

 

Zi' Fonzo u marinaro un giorno di molti anni fa ha subito l'abbraccio letale del mare, il mare che era la sua vita.

 

A lui e alla persona che con lui quel giorno perse la vita, dedico questa pagina di storia saprese.