Un' antica tradizione saprese vuole che i pescatori solevano effettuare un giro intorno

allo scoglio per propiziare la bontà della pesca, "cu' 'nu vuzzitiell" a remi.

Il sito scelto nel 1994 per ubicare la bella statua in bronzo della Spigolatrice di Sapri,

ha sempre intrigato l'immaginazione dei sapresi, soprattutto di coloro che

dal mare traevano sostentamento.

 

Lo scoglio dello Scialandro, che intorno al 1970 ha ospitato anche una originale struttura

di ristoro denominata Tahiti, è ubicato a sud rispetto all'abitato saprese, poche centinaia di metri

prima di entrare nel Golfo di Sapri.

 

In un opuscolo che viene distribuito da A.D.M. è riportata la descrizione di uno dei pescatori

di Sapri, ai quali né il tempo né la tecnologia hanno mai determinato cambiamenti nelle usanze,

zì Ruminico, con la sua originale testa semicalva a causa della ripulitura con dell'acido di

alcuni barili, secondo la versione più accreditata.

A distanza di molti decenni, è ancora vivo, nei più anziani, il ricordo di "Zì Domenico", il buon vecchietto pescatore dagli occhi piccoli e dalla testa pelata e lucida bruciata dal sole, che, a sera, era a' secc' e Santa Croce - nanz' i Cammarellle - là dove il mare, essendo calmo, anche se accarezzato dalla solita lieve e caratteristica brezza del nostro Golfo, gli consentiva, con le gambe immerse nell'acqua, di perlustrare tutto lo specchio d'acqua, resa più trasparente da quelle poche gocce d'olio versate che si allargavano in cerchi concentrici.

 

Ne scrutava il  fondale illuminato dal chiarore lunare che gli facilitava la pesca, nella quale era talmente concentrato che, anche se dalla riva qualcuno lo chiamava "Zì Rumì"! Perchè lo aveva riconosciuto dal suo inconfondibile abbigliamento di sempre: calzoni "affitticati" sopra il ginocchio, maglione e "scurzittin' 'i lana blu", un po' lupo di mare - un po' palombaro, armato "i cuopp' e lanzaturo, sicchio e acetilene", certo non rispondeva, e se lo faceva era perchè gli era sfuggita la preda e, da bravo e buono che era, rispondeva 'ngazzuso a metà.

 

Adoperava il lanzaturo con tanta maestria e precisione che se, dopo ore ed ore, qualche

sporadico purpo o purpitiello si sporgeva di poco dalla tana nello scoglio, o passava di lì per caso, non aveva scampo e, immancabilmente colpito veniva issato fuori dall'acqua e messo ancora guizante ed ansimante ma ferito e stordito rint' u sicchio appis' u vrazzo, per essere portato a casa o regalato a qualche amico.

 

Se non era sulla spiaggia lo si vedeva certamente col suo sciavichiello che a lume di lampara rifaceva lo stesso percorso già fatto al mattino in compagnia delle prime luci dell'alba, aspettando l'aurora fino al sorgere del sole, remando dolcemente e lentamente, quasi a sfiorare l'acqua per non disturbare i pesci, costeggiando dal Faro all'Acquamedia tutta la baia di Sapri, calando e tirando ogni tanto, piano piano, la rete per lo strascico, lamentandosi sempre per la scarsezza del pescato, da lui attribuita al fatto che, dato i suoi 80 anni passati, non aveva più la forza di arrivare fino alla scoglio dello Scialandro per poter fare il giro dello stesso, al fine di propiziare il buon esito della pesca, perchè da generazioni prima della sua, era tradizione girare intorno allo scoglio cu' 'nu vuzzitiello a remi, per significare il buon esito di un desiderio o la realizzazione di un sogno.