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Eran
trecento, eran giovani e forti,
e
sono morti!
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Me
ne andavo al mattino a spigolare
quando
ho visto una barca in mezzo al mare:
era
una barca che andava a vapore,
e
alzava una bandiera tricolore.
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Il vapore
"Cagliari" della Compagnia
Rubattino,
dirottato da Carlo Pisacane, all'imbrunire del 28 giugno 1857, raggiungeva il
golfo di Policastro e accostava sulla spiaggia dell'Oliveto, tale sbarco dava
inizio alla "spedizione di Sapri".
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All'isola
di Ponza si è fermata ,
è
stata un poco e poi si è ritornata;
s'è
ritornata ed è venuta a terra:
sceser
con l'armi, e a noi non fecer guerra.
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In
precedenza Pisacane si era fermato all'isola di Ponza, luogo di relegazione
per militari e civili "politici".
Una
serie di circostanze favorevoli consentiva a Pisacane ed ai suoi uomini di
impadronirsi dell'isola senza spargimento di sangue.
Dall'isola
avviene l'imbarco di 323 relegati, sul vapore Cagliari, privi di armi.
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Eran
trecento, eran giovani e forti,
e
sono morti!
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Sceser
con l'armi e a noi non fecer guerra,
ma
s'inchinaron per baciar la terra.
Ad
uno ad uno li guardai nel viso:
tutti
aveano una lagrima e un sorriso.
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La
resistenza delle autorità regie di Sapri si concretizza con l'invio, contro
gli "invasori", solo di undici "urbani", i quali, alla
loc. Fortino, incontrarono gli uomini di Pisacane che ne catturarono
otto mentre altri tre riuscirono a fuggire.
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Li
disser ladri usciti dalle tane,
ma
non portaron via nemmeno un pane;
e
li sentii mandare un solo grido:
-
Siam venuti a morir pel nostro lido -
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Il
regio giudice di Vibonati, il primo a scorgere l'arrivo
del vapore Cagliari, da S.Cristoforo di Ispani, località collinare con
ampia veduta sul golfo, trasmette la notizia dello sbarco all'alba del 29
giugno, mediante l'utilizzo del telegrafo di Capitello, al Re, ai
direttori di polizia generale e di grazia e giustizia, alle autorità
provinciali.
La
sorpresa non era più tale!
Pisacane
fa percorrere, nella serata del 28 giugno, diverse località di Sapri dai
suoi uomini, ove al grido "L'Italia per gl'Italiani" non fa eco
"Gl'Italiani per essa" parola d'ordine che avrebbero dovuto
utilizzare i rivoltosi che si sarebbero dovuti trovare a Sapri.
Pisacane
non è uomo capace di demoralizzarsi e pertanto decide di proseguire
ugualmente nell'impresa. Un gruppo di politici comandati da Nicotera e da Falcone si recarono durante la serata del 28 giugno in Sapri per vendicare la
morte del patriota Costabile Carducci avvenuta nel 1848.
In Sapri veniva incendiata la casa di
uno dei presunti mandanti di tale omicidio. Questo fatto provocò nei
sapresi paura e timore anche perchè alcuni notabili avevano indicato le
persone sbarcate quali banditi, pertanto nella giornata del 29 giugno, data
di entrata dei "trecento" nel paese, solo alcuni sapresi accolsero
il Pisacane che nel corso della giornata decise di partire per la volta di
Torraca.
In
Torraca avvenne la fucilazione di un uomo di Pisacane,dopo la sua condanna a
morte da parte del consiglio di guerra, reo di aver percosso una
commerciante per non pagare alcuni beni commestibili.
Tale
fatto, doloroso e certamente sproporzionato, meglio di ogni altro evidenzia
la volontà di Pisacane di evitare che l'impresa, comunque andasse, fosse
ricordata quale azione compiuta da malfattori.
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Eran
trecento, eran giovani e forti,
e
sono morti!
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Con
gli occhi azzurri e coi capelli d'oro
un
giovin camminava innanzi a loro.
Mi
feci ardita, e, presol per la mano,
gli
chiesi: - Dove vai, bel capitano? -
Guardommi
e mi rispose: - O mia sorella,
vado
a morir per la mia patria bella -.
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Sul
vapore Cagliari, durante la navigazione, in data 25 giugno, Pisacane scrisse
una dichiarazione nella quale elencò tutti i promotori della
spedizione e nella quale scrisse, quasi a voler presagire gli eventi che si
verificheranno otto giorni dopo, le seguenti parole:
Sprezzando
le calunnie del volgo, forti della giustizia della causa, e della gagliardia
delle nostre anime ci dichiariamo gl'iniziatori della rivoluzione italiana.
Se
il paese non risponderà al nostro appello, noi senza maledirlo sapremo
morire da forti seguendo la nobile falange dei martiri italiani.
Trovi
un'altra Nazione del mondo uomini che come noi s'immolano alla sua libertà
ed allora solo potrà paragonarsi all'Italia, benché sino ad oggi ancora
schiava.
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Eran
trecento, eran giovani e forti,
e
sono morti!
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Quel
giorno mi scordai di spigolare,
e
dietro a loro mi misi ad andare:
due
volte si scontrar con li gerdarmi,
e
l'una e l'altra li spogliar dell'armi.
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l
primo scontro con le forze regie avvenne in Padula, il I° luglio. Pisacane,
facendo sventolare la bandiera tricolore sperava che si realizzasse la
promessa che quattrocento uomini si unissero a lui al grido di "Viva l'Ialia,
Viva la libertà". Tale
evento non avvenne e non potendo fronteggiare militarmente, anche per
mancanza di armi, lo schieramento avversario, Pisacane e coloro che erano
muniti di fucili dovettero arretrare verso Sanza.
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Ma
quando fur della Certosa ai muri,
s'udirono
a suonar trombe e tamburi;
e
tra 'l fumo e gli spari e le scintille
piombaron
loro addosso più di mille.
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Tutti
gli altri, privi di armi, ripararono nel paese di Padula, certi di essere
fatti prigionieri perché inermi, invece furono
selvaggiamente
aggrediti ed il risultato di tale "caccia all'uomo" fu di 50 caduti
da parte degli uomini di Pisacane e di 4 caduti da parte regia.
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Eran
trecento, eran giovani e forti,
e
sono morti!
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Eran
trecento e non voller fuggire,
parean
tre mila e vollero morire;
ma
vollero morir col ferro in mano,
e
avanti a loro correa sangue il piano:
fin
che pugnar vid'io per lor pregai,
ma
un tratto venni men, ne più guardai:
io
non vedeva più fra mezzo a loro
quegli
occhi azzurri e quei capelli d'oro.
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A
Sanza giungono poco più di cento uomini, comandati da Pisacane, Nicotera e
Falcone.
All'alba
del giorno successivo, il 2 luglio 1857 la guardia urbana di Sanza
intercettò, nei boschi, gli uomini di Pisacane e per essi, armati ma con
poche munizioni, non vi fu alcun scampo.
Il
gruppo di rivoltori era attestato al Vallone di S.Vito, Pisacane viene
colpito da una fucilata "quegli si abbandonò sotto un celzo, e
quindi cadde morto nel sottoposto Vallone" come ci riporta Leopoldo
Cassese.
Se
il paese non risponderà al nostro appello, noi senza maledirlo sapremo
morire da forti seguendo la nobile falange dei martiri italiani.
Con
Pisacane muore Giovan Battista Falcone, giovane, romantico, avventuroso.
I
superstiti vengono inseguiti, braccati, trucidati.
Alla
fine si contano 27 caduti tra i rivoltosi e neanche un ferito tra le forze
regie ed i cittadini.
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Eran
trecento, eran giovani e forti,
e
sono morti!
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Degli
uomini che avevano partecipato all'insurrezione 78 persero la vita, tra cui
Pisacane e Falcone.
Per
coloro che furono catturati, tra cui Giovanni Nicotera, si aprirono le
porte delle carceri di S.Antonio in Salerno, per una dura detenzione .
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