Cementificio di Sapri

 

L'imponente struttura del cementificio, che doveva essere realizzato nella città di Sapri nel 1950 circa, è posizionata a sud-est dell'abitato, alla loc.Pali, alla base del monte Ceraso, monte di natura calcarea.

 

La foto, simbolicamente, mostra un mare che appare recluso dietro le strutture verticali ed orizzontali della incompleta struttura.

 

Certamente la sua realizzazione ed attivazione avrebbe compromesso, ovvero limitato, lo sviluppo turistico-balneare e la sua conseguente economia.

 

Ma cosa è significato per Sapri il suo mancato completamento?

 

Gli anni in cui tale iniziativa è stata intrapresa erano anni di sviluppo industriale, la sua messa in funzione avrebbe rappresentato, dal punto di vista sociale, la permanenza in Sapri di numerosi nuclei familiari che derivavano il

proprio reddito dalle attività connesse alle mansioni di operaio.

 

Nuclei costretti, in alternativa, all'emigrazione oppure alla produzione di un magro reddito "alla giornata".

 

Le considerazioni che possiamo fare oggi sono certamente di sollievo per lo "scampato pericolo".

 

 

 

     Non è difficile immaginare lo scenario, dal punto di vista ecologico, che si

sarebbe determinato  per il circostante territorio,  d'altra parte, però, 

vanno sottratti sia la fetta di economia perduta che i disagi sopportati dai nostri

 concittadini costretti ad abbandonare la loro terra  per cercare altrove

sostentamento, tra i quali anche miei amici d'infanzia, figli di operai.

 

     La struttura, incompleta, rappresenta, è mia opinione, un muto testimone epocale della trasformazione economica dell'Italia di metà del secolo scorso:

 ad un' economia industriale di trasformazione delle risorse naturali, successivamente, in particolare al sud, si è preferito lo sfruttamento

delle risorse ambientali in un modo meno cruento ed ecologico.

 

     Ma adesso cosa rappresenta questo enorme scheletro, questo "scempio", come

lo definisce l'amico che mi ha inviato una e-mail in merito?

 

     Quante idee e quanti progetti sull'area nella quale insiste il cementificio sono state

formulate, per la bonifica dell'area ma soprattutto per la realizzazione di opere

che producano economia in alternativa allo "scempio".

 

     Io penso che se qualche cosa si deve fare deve essere fatta presto, altrimenti

tra qualche decennio la struttura non verrà più abbattuta, divenendo inquietante

tempio e simbolo della mancata industrializzazione di questa parte del sud dell'Italia.

 

     Perchè se è vero, come è vero, che il tempo rende preziosa qualsiasi cosa,

tale struttura assumerà una valenza storica tale, per la sua simbolica caratteristica di "bivio economico", che nel futuro diventerà sempre più difficile trovare motivazioni valide ed alternative alla permanenza dell'incompleto cementificio di Sapri.

 

     Con la conseguenza che quello che oggi tentiamo di eliminare anche dalla personale percezione del paesaggio, fra qualche decennio potrebbe diventare riferimento e mèta di attività culturali e di studio delle motivazioni ed implicazioni connesse con le scelte economiche della metà del secolo scorso.