Questa è la foto dello striscione che apriva i cortei del "Comitato di Lotta" tratto dal sito web.tiscalinet.it/cremisi.

 

Grazie Antonio per aver conservato questa foto e per la tua amicizia in tutte le occasioni.

 

Un grazie di cuore anche ai due Eduardo e a una "lanugine" di pioppo, che sono stati  determinanti 

per l'apertura dell'ospedale civile di Sapri.

28 luglio 1979

Nell'assolata giornata di fine luglio la città

di Sapri, i cittadini dei paesi limitrofi,

numerosi turisti, partiti politici, sindacati, ecc.

uniti nel "COMITATO DI LOTTA",

manifestano la volontà di voler

finalmente vedere aperto e funzionante

l'ospedale civile di Sapri, iniziato

addirittura pochi anni dopo il 1945.

 

28 luglio 1979

Nell'assolata giornata di fine luglio, l'Italia

del nord, dopo aver fermato le sue fabbriche,

manda in ferie gli operai.  I treni diretti

al sud sono pieni di famiglie in viaggio

per raggiungere le località di vacanza.

Bambini, persone anziane, gente che

affronta un viaggio lungo più di mille

chilometri, estenuante.

 

Dopo aver percorso le vie della cittadina di

Sapri il corteo si muove verso la struttura

dell'ospedale, in via Verdi.

Le parole di indignazione, di rabbia, di determinazione, si levano dal corteo.

Viene impedito l'utilizzo di bandiere!

Il corteo è di tutti: non vuole e non deve avere

colorazioni o tendenze politiche.

 

I pensieri, i disagi  e le difficoltà di interazione

su di un treno sono molteplici,

presto si arriverà alla propria destinazione,

si contano le ore che mancano

per cancellare quelle già passate.

Dalla stazione di Sapri in poi

ci vorranno quattro ore, cinque, poche.

 

Davanti all'ospedale di Sapri, dal palco

improvvisato vicino al cancello principale

lo scenario che si presenta è di un mare di

persone, la sede stradale è completamente

piena di gente.

Gli oratori si susseguono, dalla folla

si sente sempre più pressante il grido

"occupiamo la ferrovia".

Si cerca di riportare la calma,  ma è un

attimo e la gente si avvia verso la

ferrovia, distante più di un chilometro,

occupando i binari.

 

10 ore, dieci ore lunghe come solo dieci ore

di un giorno di piena estate possono significare

in termini di sfinimento.

 

La prima notizia sarà arrivata ed accolta quasi

come uno scherzo:

"la stazione di Sapri è bloccata".

Ma come? Ma sarà vero?

No adesso ripartiamo.

 

No non si riparte per 10 ore!

 

Le trattative sono frenetiche, le notizie

che vengono dalle stazioni a nord di Sapri

sono drammatiche.

Chi gestisce la protesta?

Alcuni esponenti del Comitato di Lotta,

tra i quali ci sono anche sindacalisti, vengono

cacciati in malo modo dalla ferrovia.

Nessuno vuole muoversi ,la gente vuole garanzie, l'ospedale di Sapri deve essere

aperto, ed aperto subito.

 

E' vero!

Più passano i minuti e più la realtà si fa

evidente.

La stazione di Sapri è bloccata!

Il TG1 delle 20:00 aprirà con il titolo

L'ITALIA TAGLIATA IN DUE

A SAPRI

Leggendo la motivazione del blocco

ferroviario, anche il giornalista è chiaramente

stupito: il motivo della protesta è la mancata

apertura di un ospedale iniziato 30 anni prima!

 

A Sapri arriva la Celere.

Camionette della Polizia sono dappertutto,

se la gente non si convince ad abbandonare

i binari l'unico rimedio è l'intervento della

forza pubblica.

La gente sui binari è cosciente, quello che

nei primi momenti è sembrato la giusta

conseguenza di anni di minacce di occupazione

della ferrovia, comincia a diventare un peso!

Abbandonare i binari significa la sconfitta

ma, d'altra parte, quanto può durare

la protesta?

 

L'acqua, il cibo, l'assistenza sanitaria!

Cosa significa rimanere fermi in una delle

tante stazioni ferroviarie lontane dai

centri abitati si sintetizza nelle predette

emergenze.

 

Arriva la notizia che numerose persone

dei treni fermi nella stazione più

vicina, vogliono recarsi alla stazione di Sapri, percorrendo a piedi  la

linea ferroviaria per sgomberarla, affrontando

i dimostranti.

 

Un uomo, un grande uomo, si pone come

mediatore.

 

Il parroco don Giovanni IANTORNO.

 

Don Giovannino per i sapresi, un vezzeggiativo affettuoso dovuto alla sua figura minuta ed

alla stima che ha saputo guadagnarsi

amministrando la spiritualità dell'intera

cittadina.

 

Don Giovannino è dappertutto, media con l'

autorità comunale, con la gente, con l'autorità

giudiziaria, con la polizia, ecc.

 

Basta!

 

Non è possibile! Un incubo!

 

I viaggiatori dei treni sono esasperati.

 

Giungono a Sapri notizie di danni

provocati per protesta nelle stazioni dove da

ore sostano i treni bloccati.

 

Dopo una lunga trattativa nella quale si

distingue per equilibrio e saggezza il

capitano dei carabinieri,

del quale, oltre a notevoli altre doti,  va sottolineata la professionalità e signorilità,

si riesce a raggiungere un accordo con

i manifestanti e dopo l'arrivo a Sapri

di uno dei commissari dell'ospedale

che prende impegni circa l'apertura della

struttura, gli occupanti abbandonano i

binari.

 

E' sera, stremati, provati dalla giornata

infernale, le famiglie rimaste bloccate

sulla linea ferrata riprendono il viaggio.

 

Transitando dalla stazione di Sapri

piovono insulti, oggetti e quant'altro,

certamente tali atti non leniscono neanche

un poco i disagi, provocati

dal blocco, che hanno dovuto soffrire.

 

Il 28 luglio ha rappresentato per Sapri

un momento importante di coesione cittadina

 per ottenere un diritto, negato per anni: 

il diritto alla tutela della salute;

ha anche rappresentato una potente leva

che ha sollevato tutti gli ostacoli che si

frapponevano all'apertura dell'ospedale civile.

 

Difatti il I° settembre 1979

l'ospedale di Sapri veniva aperto, anche

per merito di personale medico

coraggioso e capace che ha gestito al 

meglio il precario avvio del nosocomio.

 

Oggi l'ospedale civile, dedicato alla

Madonna Immacolata, è cresciuto nella

qualità e nella quantità dei servizi,

rappresenta un punto fermo 

per tutto il comprensorio ed una

garanzia per quanti trascorrono le vacanze

estive sulla costa del basso Cilento.

Il 28 luglio ha lasciato in molti partecipanti

più o meno coinvolti, un ricordo indelebile.

 

Tale data ha anche rappresentato, successivamente, per molti ammalati o coinvolti in incidenti, il mancato superamento del sottile confine che separa la vita dalla morte!

 

Un ricordo indelebile è rimasto, certamente,

anche nelle tante persone trattenute loro

malgrado, per ore, sui treni arroventati, molti di loro senza acqua, senza cibo, senza assistenza.

 

A queste persone che noi sapresi non conosciamo ma che insieme a noi hanno

partecipato, senza volerlo, a questa pagina

di storia, interpretando il sentimento della gente di Sapri, vanno le nostre sentite scuse  per un disagio che certamente solo il tempo ha potuto lenire ed attenuare.

 

Di seguito è riportata l'interrogazione al Ministro della sanità effettuata dagli On.li Parlato, Rauti e Guarra, riferita ai fatti del 28 luglio 1979.